Banca centrale europea: no alla tassa sull'oro


7 Agosto 2009 - L’Italia detiene 2.452 tonnellate d’oro nei caveau di via Nazionale, a Roma. Il nostro è il quinto deposito di riserve auree più grande al mondo dopo quelli di Usa, Gran Bretagna, Germania e Francia e subito prima di Cina e Svizzera ed è pari all’8% di tutte le riserve auree del mondo.

Con l’articolo 14 del decreto legge promulgato lunedì scorso dal presidente delle Repubblica, veniva fissata un’imposta, con l’aliquota del 6%, sulle plusvalenze iscritte in bilancio derivate dalla valutazione ai corsi di fine esercizio delle disponibilità di oro.

Il prelievo della tassa sarebbe stato possibile solamente con il consenso di Bankitalia e della Banca centrale europea ( Bce ), ma, con la bocciatura di giovedì 6 agosto, il prelievo resterà sulla carta.

Per le finanze pubbliche, in cerca di entrate senza dover mettere le mani nelle tasche dei cittadini, il danno derivante dalla mancata applicazione del decreto non sembra molto preoccupante, visto che nello stesso era previsto che l’importo proveniente dall’imposta non potesse superare i 300 milioni di euro, ma quello che probabilmente scotta di più è la decisione di Francoforte, che è inequivocabilmente contraria ed esprime la sua preoccupazione molto seria riguardo le possibili violazioni delle leggi comunitarie da parte del decreto approvato dal nostro governo.

L’Istituto guidato da Trichet vede nelle pieghe del decreto italiano un precedente potenzialmente pericoloso per il sistema delle banche centrali europee.

Tra le decisioni di giovedì del Consiglio direttivo della Bce c’è stata anche quella di lasciare inalterati i tassi di interesse, considerandoli appropriati alla congiuntura.
Trichet, infatti, pur confermando sostanzialmente una frenata della recessione in atto, prevede anche che l’attività economica dovrebbe rimanere debole fino alla fine dell’anno: il tutto però, in un quadro complessivo di elevata incertezza.

Trichet ha dato quindi appuntamento a settembre, quando potrebbe venire aggiustato il dato della crescita prevista per il 2010, fissato attualmente al -0,3%.

Le aspettative sull’inflazione, inoltre, appaiono ben agganciate agli obiettivi fissati, inferiori al 2%, ma l’attuale fase di inflazione negativa è giudicata di breve durata.

Maurizio Zani - XageneFinanza2009



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