Inflazione: raggiunta quota zero


2 Agosto 2009 - L’inflazione in Italia ha toccato il livello più basso degli ultimi 50 anni: secondo i dati resi noti dall’Istat il tasso annuo di crescita dei prezzi al consumo ha toccato, a luglio, lo zero, rispetto allo 0,5 di giugno.
Era dal settembre del lontano 1959 che non si registrava un valore così basso, anche se le condizioni economiche sono profondamente differenti: mentre 50 anni fa eravamo agli albori del boom economico, oggi, al contrario, il dato è dovuto alla contrazione degli acquisti.

Alla base di questa riduzione c’è la diminuzione dei prezzi del settore energetico, petrolio e gasolio in primis, seguiti dai prezzi degli alimentari, mentre risultano in controtendenza i prezzi legati ad alcuni nuovi servizi, come la pay-tv, o quelli dei trasporti ferroviari.

Notevole la diminuzione dei prezzi dei biglietti aerei e dei pacchetti vacanza, anche se le code fatte registrare nel primo week-end di agosto, la chiusura della bretella di Mestre ed il caos alle partenze nell’aeroporto di Fiumicino, danno l’idea di un notevole flusso di vacanzieri che si sono messi in moto.

La Commissione Europea non manca di sottolineare come il dato sull’inflazione sia temporaneo e che i prezzi torneranno a salire nel corso del secondo semestre dell’anno, ma quello che preoccupa di più è il dato sulla disoccupazione, che in Eurolandia riguarda ormai il 9,4% della popolazione attiva, rispetto al 7,5% dello scorso anno.
Anche in questo caso ci troviamo di fronte ai valori più elevati da giugno del 1999.
Nell’Unione Europea, invece, i disoccupati, superata la soglia dei 21 milioni, rappresentano l’8,9% della popolazione.

Secondo la Commissione Europea, il ritmo di crescita della disoccupazione stia rallentando e questo potrebbe essere un segnale di stabilizzazione.

Difficoltà giungono inoltre sui conti del sistema pensionistico: in seguito alla previsione del calo del Prodotto interno lordo ( Pil ) maggiore del 5%, il rapporto tra spesa pensionistica e Pil passa dal 13,5%, valore stabilizzatosi negli ultimi anni all’attuale 15%.

Secondo i dati forniti dl Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale, nonostante tutte le riforme attuate dal 1992 ad oggi, il deficit tra entrate ed uscite permane costante, superiore ai 7 miliardi di euro, con il dato abnorme del settore pubblico, in rosso di oltre 12 miliardi.

Il disavanzo fatto registrare nel 2007, pari a 2,5 punti percentuali di Pil, è stato finanziato sia con la fiscalità che con il debito pubblico.

Maurizio Zani - XageneFinanza2009



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