Istat: dati negativi dalle esportazioni


18 Giugno 2009 - L’Istat ha pubblicato recentemente i dati delle esportazioni italiane: ad aprile scorso, l’export dell’Italia ha fatto registrare un record negativo con le vendite all’estero crollate di oltre il 28,5%, un dato che non si registrava da dicembre 1986.

Nello stesso mese sono crollate in maniera significativa anche le esportazioni verso i paesi dell’Unione Europea, diminuite a livello tendenziale del 33%, mentre le importazioni sono anch’esse scese del 30%.
I valori toccati ad aprile hanno raggiunto i minimi storici dal 1993, da quando sono iniziate le rilevazioni su serie storiche comparabili tra loro.

In cifre, lo scorso aprile si è assistito ad un saldo negativo di oltre 220 milioni di euro, mentre, solo un anno prima, il bilancio era stato positivo per 750 milioni.
E le cose non sembrano andare poi troppo bene anche a livello congiunturale: rispetto a marzo 2009 le esportazioni si sono contratte del 4,5%, mentre le importazioni del 4,2%.

Da gennaio 2009 l’export italiano verso i Paesi dell’Unione Europea è diminuito del 26% e l’import del 23%, portando il saldo complessivo in territorio negativo per oltre 100 milioni di euro.
A marzo del 2008 l’avanzo era stato di oltre 2,5 miliardi di euro.

Un dato preoccupante viene dal fatto che la contrazione degli scambi con i Paesi dell’Unione Europea nel mese di aprile, se paragonata ai dodici mesi precedenti, riguarda tutti i settori merceologici.

L’Istat ha infatti messo in evidenza le importanti flessioni che si sono registrate nel comparto dei metalli di base e dei prodotti in metallo in genere, -46% nel comparto macchine ed impianti, -44% nel comparto dei mezzi di trasporto, dove brilla in negativo il -50 % per i soli autoveicoli, -37% negli apparecchi elettrici ed il -30% nelle sostanze e nei prodotti chimici.

Nel settore alimentare, bevande e tabacchi, le dinamiche sono meno negative, visto il -10% registrato, così come il -11% del comparto articoli di abbigliamento.

Secondo l’Istat la crisi sta mordendo ancora in maniera profonda il tessuto produttivo dell’Italia, e la prospettiva di un milione di disoccupati in più nel 2010 in più non aiuta ad essere ottimisti.

Maurizio Zani - XageneFinanza2009



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