Italia: sale il debito pubblico


19 Maggio 2009 - Nuovo ennesimo record per il debito pubblico dell’Italia: a marzo il livello è arrivato alla ragguardevole cifra di 1.741 miliardi di euro, contro i 1.707 di febbraio.
Le cifre rese note da Bankitalia non sono certamente quella che si definisce una buona notizia, ma, a differenza di altre occasioni, il mercato non ha dato molto peso alla cosa.

Le recenti aste dei titoli del Tesoro, infatti, sono state caratterizzate da un lusinghiero successo di prenotazioni ed assegnazioni, nonostante la concorrenza delle emissioni degli altri Stati della zona Euro.

Ma quello che traspare dai dati disponibili mostra che altri Stati europei hanno sicuramente pescato, più dell’Italia, nei propri bilanci per ottenere misure di sostegno.
Basti pensare che l’ammontare di emissioni pubbliche previsto per l’intero 2009 è di circa 1.000 miliardi di euro, contro i poco più di 600 miliardi dell’intero 2008.

Dal canto suo l’Italia si distingue in maniera positiva per non avere aumentato la sua quota di emissioni al ritmo degli altri Paesi ed in più, a nostro vantaggio, gioca il fatto di avere riportato ad 80 punti base, dopo aver toccato nelle scorse settimane quota 140, il differenziale con il bund tedesco nei titoli decennali.

Non va dimenticato inoltre come l’accentuato calo dei rendimenti ( i Bot sono ai minimi storici ) rappresenti un vantaggio per il Tesoro che ha meno oneri per finanziare il debito.

Ci si domanda ora se l’Italia potrà continuare a collocare i suoi titoli senza problemi e con rendimenti sempre così poco alettanti: rendimenti dello 0,36% come quello degli ultimi Bot a tre mesi e dello 0,69% dei titoli annuali non invogliano i risparmiatori all’investimento.

Ma appare sempre più certo che dietro alle numerose richieste che giungono al Tesoro non ci siano più le code dei piccoli risparmiatori bensì gli investitori istituzionali e le banche, che cercano in questo modo di allontanare il più possibile il rischio insolvenza e che non si vogliono sbilanciare troppo su investimenti a lungo termine, a causa delle incertezze che rimangono sul futuro dell’economia.

Maurizio Zani - XageneFinanza2009



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