XVI Rapporto sulla Filiera del Tabacco in Italia: aumenta il commercio illegale che arriva a pesare sui consumi per più del 6%


13 Giugno 2013 - E’ stato pubblicato il XVI Rapporto Nomisma sulla filiera del tabacco in Italia. I numeri che il Rapporto evidenzia quest’anno non lasciano però trasparire ottimismo. Una breve sintesi di alcuni di questi aiutano a capire il perché.

La coltivazione del tabacco è da sempre una fonte di ricchezza e sviluppo per l’Italia e i suoi territori, rappresentando a livello aggregato di filiera un rilevante volano per l’occupazione. Gli addetti interessati sono circa 190.000, dei quali il 25% coinvolti nella produzione ( tabacchicoltura e trasformazione ) mentre il rimanente 75% nelle fasi distributive.

Pur trattandosi di un importante bacino occupazionale, si registra un calo dei lavoratori derivante anche da una progressiva riduzione nella produzione di tabacco: nel 2012 la superficie coltivata è infatti diminuita di un terzo rispetto all’anno precedente.
Anche nelle fasi distributive emergono preoccupanti tendenze. Da un lato, le vendite legali dei prodotti da fumo sono sensibilmente diminuite, arrivando sotto i 90 milioni di chilogrammi, il livello più basso degli ultimi quarant’anni. Complice anche l’aumento dell’IVA introdotto nell’ottobre 2011, la diminuzione è arrivata a toccare nel 2012 un -8% nel caso delle sigarette. Dall’altro, è invece aumentato il commercio illecito di prodotti da fumo, arrivando a pesare per oltre il 6% sulle vendite legali, evidenziando così un’incidenza quasi doppia rispetto all’anno precedente ( trend confermato dalle analisi svolte dai produttori che, sulla base dei primi mesi del 2013 stimano un valore per l’anno in corso vicino al 10% ).

Questa duplice e negativa tendenza rischia di compromettere, tra le altre cose, la capacità della filiera di continuare a contribuire in termini significativi alle entrate dello Stato, versando ogni anno circa 14 miliardi di euro a titolo di IVA e accise.
Si tratta di tendenze che, alla luce dei nuovi scenari evolutivi, rischiano di subire un peggioramento.

Oltre alla nuova PAC che, da calendario, dovrebbe vedere la luce entro i primi di luglio e che potrebbe penalizzare i tabacchicoltori con la riduzione degli aiuti ( a seguito della convergenza dei pagamenti ad ettaro per tutti i produttori agricoli ), altre importanti incognite sul futuro della filiera derivano dalla revisione della Direttiva sui Prodotti del Tabacco ( 2001/37/EC ).
Alcune tra le disposizioni proposte, attualmente al vaglio del Parlamento Europeo e del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea - ma sulle quali il Parlamento italiano si è già espresso in maniera negativa - rischiano di generare impatti pesanti sulle imprese della filiera e di ridurre il gettito fiscale. Le proposte in discussione vanno dalla standardizzazione dei formati, con l’eliminazione dei prodotti slim e dei pacchetti da 10 sigarette, fino a quella del packaging, attraverso l’introduzione di immagini shock sulla quasi totalità dei pacchetti ( 75% della superficie ) ed eventualmente – a scelta dello Stato membro – con l’introduzione del cosiddetto pacchetto generico ( plain packaging ). Due misure, queste ultime, che se approvate potrebbero condurre alla trasformazione delle sigarette in prodotti commodity e condurre così ad una riduzione del gettito fiscale che sarebbe compromesso dal rischio di un’ulteriore diffusione di prodotti contraffatti, visto che il packaging risulterebbe molto più semplice da imitare. ( Xagene )

Fonte: Nomisma, 2013

XageneFinanza_2013



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